Lo avevamo lasciato mentre – con la posa solenne del Sant’Ambrogio ritratto nell’aula del Consiglio comunale di Milano - consegnava al mondo il suo ultimatum: “O si fa come dico io o mollo”. Schiena dritta, un sindaco di granito.
Peccato che questa linea sia durata come il classico gatto in tangenziale. Al ritorno dalle ferie Beppe Sala si è fatto decisamente più molliccio e dialogante. Ha annunciato che, anche se dovesse saltare la cessione di San Siro a Milan e Inter, non si dimetterà. «Se non si fa nulla andremo avanti, sarà un problema del prossimo sindaco», ha avuto il coraggio di dire. E pensare che proprio la questione stadio, più ancora dello stallo sui progetti edilizi, sembrava dovesse essere la linea del Piave della sua giunta, come aveva affermato a luglio nel suo famoso discorso sulla tempesta giudiziaria scoppiata sull’urbanistica, dopo le dimissioni del suo fedelissimo assessore, l’indagato Giancarlo Tancredi. Cancellare tutto dopo dieci anni di estenuanti dibattiti e trattative sarebbe a dir poco imbarazzante. Aveva detto il sindaco: «Dobbiamo, da settembre, riavviare il percorso consiliare relativo allo stadio, con l’obiettivo di rispettare i tempi che il progetto richiede. E molto altro ancora, che per brevità non cito ma che è nei miei pensieri.









