Quanta strada nei suoi sandali, quanta ne avrà fatta Che Guevara. Il naso triste come una salita, gli occhi allegri da sindaco in gita. Stiamo parlando di Beppe Sala, ciclista per passione, manager per carriera, testimonial per vocazione, primo cittadino di Milano da due lustri per disgrazia dei suoi sudditi. Confesso, ho un sentimento bivalente nei confronti di colui che dal 2016 decide dove posso parcheggiare l’automobile, stringendo sempre più il mio spazio vitale di guidatore urbano. Da una parte, non lo sopporto perché tutte le decisioni che ha preso mi hanno complicato la vita anziché semplificarmela, unica cosa che chiedo a un amministratore locale. Dall’altra, non riesco a non provare un moto di simpatia e umana solidarietà per la giunta di ottusi comunisti con la quale è costretto a lavorare e che si ritiene costretto a compiacere, anche con qualche iniziativa stravagante.

Come quella dello scorso fine settimana, allorquando Beppe Sala in arte Saronni ne ha fatta un’altra delle sue. Si è cimentato in una sgambata in bicicletta di 210 chilometri, da Milano a Zoagli, sua abituale meta vacanziera, 210 chilometri. Complimenti, non saremmo mai in grado di emularlo. A far discutere però non è l’impresa del sindaco sui pedali, bensì quella sui pedalini. L’ex city manager di Letizia Moratti, che da tempo si è trasformato da uomo del fare in uomo immagine, ha esibito dei calzini con stampate sopra le due immagini più iconiche del fu comandante Che Guevara; sul sinistro quella con il basco, sul destro quella con il sigaro. Se voleva celebrare così la settimana della moda, occorre avvisarlo che una scelta più kitsch non poteva farla.