Come in un vecchio film anni ’80, Giuseppe Sala si divide tra due dimensioni parallele. Una è ovviamente quella onirica, dove ieri il sindaco ha annunciato grandi svolte sull’urbanistica e una campagna di rifacimento delle principali arterie urbane. L’altra è quella reale, dove a tenere banco è soprattutto la Procura di Milano.

Riguardo a quest’ultima dimensione, per capire quanto siano fondate le ambizioni della giunta, è bene rileggere le ragioni che hanno portato il governatore calabrese Roberto Occhiuto a inattese dimissioni. La sua amministrazione, dopo l’avviso di garanzia al presidente, era sostanzialmente incatenata: «Nessuno firma più nulla, tutti hanno paura. La mia esperienza si sta paralizzando». La spiegazione è ovvia: chi è disposto, anche in buonissima fede, ad accettare il rischio di mettere le mani su pratiche che sono sotto la lente dei magistrati? Il pericolo di finire come minimo intercettato e conseguentemente distrutto a mezzo stampa porta direttamente alla rinuncia di qualsiasi velleità politica. Ovviamente del tutto a prescindere dalla consistenza dell’inchiesta. Eppure Sala mostra coraggio, questo va detto. Ieri ha incontrato i rappresentanti delle famiglie bidonate con lo stop al Salva-Milano. Si parla di circa 4.000 nuclei rimasti senza l’appartamento promesso dai costruttori e spesso già pagato. E il problema è che con la tempesta giudiziaria non si sono fermati solo i progetti contestati dalla magistratura, ma anche molti altri che risentono del caos degli uffici di Palazzo Marino, cosa abbastanza normale viste le retate.