Nei mesi – ormai anni – che ci siamo lasciati alle spalle, l'agenda di Bruxelles è stata stravolta da crisi climatiche, energetiche, guerre e tensioni geopolitiche. Ora, per i leader dei 27 paesi che fanno parte dell'Unione europea è tornato il momento di sedersi attorno a un tavolo per discutere di ciò che è, per natura, il loro terreno di gioco: l'integrazione economica.Il vertice informale e preparatorio sulla competitività che si tiene in Belgio in queste ore segna proprio questo passaggio. “Dopo tre Consigli europei nel 2025 focalizzati principalmente sui temi geopolitici, i leader tornano a concentrarsi sulla competitività dell'economia e sull'innovazione tecnologica”, spiega Tullio Ambrosone, direttore del Single Market Lab di Arel. Insieme all'ex presidente del Consiglio Enrico Letta, Ambrosone, che è anche coordinatore delle attività di preparazione del Rapporto Letta, ha seguito la stesura del report Much more than a Market – Molto più di un mercato –, presentato per la prima volta due anni fa. Report che è servito da terreno tecnico fondamentale ad alimentare la discussione politica, insieme al rapporto sulla competitività dell'economista Mario Draghi.L'incontro serve a porre le basi di quello che sarà il Consiglio euroeo del 19 e 20 marzo, ma il segnale politico è già forte: riportare al centro il mercato unico come leva strategica in un mondo sempre più organizzato per blocchi.Europa potenza economia, non geopoliticaIl punto di partenza è quasi identitario. “L'Unione europea non ha, per costituzione istituzionale, una vocazione di potenza geopolitica. È una potenza economica e questa è anche la sua forza nel mondo”, osserva Ambrosone.Negli ultimi quindici anni, però, il contesto è cambiato radicalmente: pandemia, crisi finanziarie, guerra in Ucraina, nuova posizione statunitense nel mondo, ascesa (non solo economica) della Cina. “Siamo passati da una globalizzazione aperta, con le nostre economie al centro, a un confronto tra grandi blocchi. E in questa dimensione i singoli paesi europei sono diventati troppo piccoli”.La scelta, sintetizza Ambrosone, è netta: “O accettiamo di andare in scia a Stati Uniti o Cina, oppure lavoriamo sulla nostra scala. Lo strumento ce lo abbiamo già: il mercato unico”.Dal rapporto alle leggi: cosa è cambiato davveroIl report Orizzonte 2028, presentato due anni fa, tracciava le linee guida. Oggi la questione è un'altra: che cosa è stato fatto? E come dobbiamo cambiare – e alla svelta – ora?“Il rapporto è stato approfondito e reso molto più concreto”, chiarisce Ambrosone. “Non parliamo più di idee astratte, i punti che proponiamo sono cinque dossier legislativi che la Commissione ha già presentato o sta per presentare”.Il problema, spiega, è stato il ritmo: “Di questi due rapporti si è parlato tantissimo. Ma se guardiamo a quanto è stato effettivamente implementato, la sfida è tutta lì”. Per questo il vertice punta a un impegno politico ai massimi livelli – commissione, consiglio e parlamento – con una roadmap fino al 2028 e, soprattutto, con tempistiche accelerate. L'obiettivo quindi è fissare una scadenza chiara e, insieme, individuare vittorie rapide già nel 2026 e 2027.Quali sono i cinque cantieriL’aggiornamento del mercato unico ruota attorno a cinque assi, tutti attraversati da una stessa esigenza: rendere l’Europa uno spazio davvero competitivo per l’economia digitale.Il primo è l’accesso al capitale. “Le tecnologie moderne, dall’intelligenza artificiale alla transizione verde, richiedono investimenti enormi. La forza dell’ecosistema americano è un mercato dei capitali profondo, capace di sostenere investimenti ad alto rischio”. L’Europa, invece, resta frammentata. Da qui la spinta verso una Savings and Investment Union, con un pacchetto – il Market Integration Package – che interviene sulla supervisione finanziaria, spostando il baricentro dal livello nazionale a quello europeo.Il secondo nodo è l’energia. “Oggi abbiamo 27 sistemi frammentati. Non esiste un vero mercato europeo dell’energia”. Il risultato sono costi più alti e maggiore vulnerabilità. Integrare le infrastrutture energetiche significa ridurre i prezzi e rendere più competitivo l’intero ecosistema industriale, digitale compreso.Il terzo pilastro riguarda le telecomunicazioni, l’infrastruttura di base dell’economia digitale. “Abbiamo un settore estremamente frammentato, con tanti operatori piccoli. Ma in questa fase di rivoluzione tecnologica serve scala”. Il Digital networks act, presentato dalla Commissione, punta a riformare il comparto dopo vent’anni di immobilismo.Poi c’è la semplificazione. Oggi, infatti, un’impresa che vuole operare su scala continentale deve confrontarsi 27 sistemi giuridici diversi. Ed è qui che entra in gioco quello che nel report viene chiamato il 28esimo regime: “Costruire un’unica porta d’accesso al sistema economico europeo”. L’idea è creare un canale unico europeo che funga da framework, semplifichi le dinamiche e che sia valido per startup, grandi aziende e anche investitori extra-Ue.Infine, la “quinta libertà”. Se il mercato unico si fonda sulla libera circolazione di beni, servizi, capitali e persone, oggi – spiega Ambrosone – manca un elemento decisivo: “Possiamo definirla la conoscenza. Dati, talenti, competenze, ricerca”. In un’economia sempre più intangibile, l’innovazione nasce dalla capacità di mettere in rete questi fattori su scala europea, superando la frammentazione dei 27 sistemi.Quali sono le due prioritàLa roadmap guarda al 2028, ma qualcosa può muoversi prima? Ambrosone individua due dossier con margini concreti già nel 2026. Il primo è proprio la Savings and Investment Union. “Non tocchiamo il tema politicamente esplosivo del debito comune. Costruiamo invece il pilastro degli investimenti privati, oggi sottosviluppato in Europa, che è la grande forza del modello americano”.Il secondo è il 28° regime. “Sarebbe un game changer. Per la prima volta potremmo parlare di un’impresa europea, non solo di un’impresa italiana che opera in Germania”. La commissione presenterà una proposta legislativa a marzo. Se il consenso politico reggerà, l’impatto potrebbe essere rapido.Una “call to action” possibileNel dibattito europeo si parla spesso di fondi da centinaia di miliardi, di nuovo debito comune, di revisione dei trattati. “Tutte cose politicamente molto complesse”, osserva Ambrosone. Il completamento del mercato unico, invece, è un terreno su cui il consenso è più ampio: “È il fiore all’occhiello dell’Unione, la sua creatura”.Non è una bacchetta magica, ma è il punto da cui l’Europa può ripartire. L’idea, in fondo, è semplice: usare fino in fondo lo strumento che già esiste per non restare schiacciati tra Stati Uniti e Cina.“O lavoriamo sulla nostra dimensione europea, oppure finiremo inevitabilmente a traino di altri”. sintetizza Ambrosone. Il vertice in Belgio ruota attorno a questa scelta. Trasformare il mercato unico in una leva di potenza economica, oppure accettare un ruolo da comprimari nella nuova geografia globale.
Dalle crisi geopolitiche alla tecnologia, per l'Europa è ora di reagire. E il (nuovo) report Letta indica la strada
L’Unione europea torna a concentrarsi sulla competitività. Al vertice informale in Belgio, si attende il rilancio del mercato unico: più integrazione dei capitali, riforma delle telecomunicazioni tra le sfide per colmare il gap digitale con Stati Uniti e Cina











