Giorgia Meloni arriva stamattina al castello di Alden Biesen per il prevertice copresieduto con la Germania di Friedrich Merz con un elenco di proposte e un obiettivo: convincere i partner europei (17 quelli che hanno aderito all’invito, tra cui la Francia di Emmanuel Macron) a condividere «misure concrete» su tre settori che ritiene prioritari per lo scatto europeo. Energia, automotive e semplificazioni. Il pacchetto è stato limato sino all’ultimo, ma la premier è determinata a cogliere l’opportunità dell’alleanza con i tedeschi per spingere verso soluzioni efficaci in vista del Consiglio europeo del 19-20 marzo.
Il non paper di Italia, Germania e Belgio
Anche il “non paper”, elaborato da Italia e Germania con l’appoggio del Belgio, alla vigilia del vertice informale sulla competitività, bada al sodo: non accenna, ad esempio, al tema insidioso di piani di investimento da finanziare con il debito comune. La ricetta di Macron a cui aveva prontamente chiuso Merz ieri ha ricevuto un assist inatteso dal presidente della Bundesbank Joachim Nagel in un’intervista a Politico. Meloni preferisce non interferire (e non turbare l’asse con il cancelliere). Alla stessa distanza tiene il tema del protezionismo europeo del “Buy European” sempre in salsa macroniana. Né tantomeno intende infilarsi adesso in un dibattito sulla governance europea, sull’addio all’unanimità e sulle cooperazioni rafforzate.
















