Alla fine anche il presidente francese Emmanuel Macron ha deciso di partecipare al pre-vertice sulla competitività organizzato da Giorgia Meloni, Friedriche Merz e Bart De Wever, che si terrà domani in mattinata al castello di Alden-Biesen, in Belgio ma a pochi chilometri da Maastricht.
Inizialmente concepito come una riunione tra Paesi “affini” per preparare il confronto successivo del pomeriggio tra i 27 leader europei, vedrà presenti anche la presidente della Commissione Ue Ursula Von der Leyen e una ventina di altri leader. La presenza di Macron, nonostante l’invito espresso, era stata data per incerta a suggellare il consumato divorzio con una Germania che ormai anche nei fatti si è allontanata da una Francia sempre più protezionista e si è allineata invece all’Italia guidata dal centrodestra. Il pre-vertice rischia infatti di diventare qualcosa di molto più importante di un semplice scambio di vedute tra affini, rischia di rappresentare il momento esatto in cui finisce l’era dell’Europa a trazione franco-tedesca e inizia quella che in Germania hanno battezzato col neologismo non molto attraente di “Merzoni”, unendo i cognomi dei due leader, Merz e Meloni, che sono accomunati da una visione simile e da una stabilità politica che pochi altri Paesi in Europa possono vantare. Tra questi certamente non c’è la Francia, che sta pagando a caro prezzo le scelte azzardate del suo presidente.











