SACILE - Innamorato dell'Asia, nel novembre del '24 il sacilese Stefano Monte era volato da Da Nang in Vietnam, a Bangkok in Thailandia, con il compito di dare il suo contributo al raggiungimento dell'agognata stella Michelin al Cannubi. Ovvero l'ultimo nato tra i ristoranti di Umberto Bombana, alias il "Re del tartufo", alias l'unico italiano all'estero ad aver raggiunto le 3 stelle, nel caso con il suo locale di Hong Kong. Un anno dopo, Monte può vantarsi di aver raggiunto l'obiettivo: il Cannubi ha avuto la sua prima stella. Chef del locale è, manco a dirlo, un altro italiano, Andrea Susto «Anche lui come me arrivato dal Vietnam». Va bene che la stella se la guadagna in buona parte lo chef, ma nessun dubbio che la valutazione riguardi l'intero locale. Tanto che la guida dei migliori ristoranti del mondo cita il sacilese proprio in relazione al lavoro svolto nel locale di Da Nang.

Che ruolo rivesti al Cannubi? «Io sono il direttore del locale che conta una quarantina di dipendenti e serve circa 30-35 coperti a sera». Una proporzione tra personale e clienti che si spiega con il prezzo: «Una cena? Siamo intorno ai 200 euro a persona - i vostri clienti? - Per lo più thailandesi ricchi che amano la cucina italiana». Sì perché il locale di Bangkok si fonda sul Made in Italy. Che piace da quelle parti? «Apprezzano molto la nostra pasta, piace il culatello, qualche altra specialità che facciamo arrivare dall'Italia, come il radicchio di Treviso, ma soprattutto il tartufo» messo un po' dappertutto. «Poi usiamo prodotti di alta qualità: pesce giapponese, gamberi siciliani - anche se lì non mancano - ma non sono buoni uguale, poi la carne australiana, molto più tenera di quella che abbiamo noi in Italia». Sul piano economico vale la pena? «Direi che lo stipendio sia circa il doppio di quello che riceverei in un locale italiano, poi qui si usano molto i benefit. Mi pagano il biglietto aereo per rientrare in Italia, torno circa una volta l'anno, ti danno la casa, anche l'assicurazione medica». Tu compi 44 anni quest'anno, cosa ti ha spinto a lasciare Sacile? «Credo di essere nato col pallino di girare il mondo. Bangkok è da questo punto di vista solo l'ultima delle mie tappe. Sono stato in Cina (sposato con una donna di quel paese) e in Vietnam. Mi affascina la loro cultura e il fatto che qui le persone sorridono ancora. Sono gentili e disponibili, mentre da noi ormai prevalgono il nervosismo e lo stress».