Nel best seller di Patrick Süskind, Il Profumo, l’umanità che viene messa in mostra è un putrescente concentrato di mancanza di scrupoli, di avarizia, di arrivismo, povertà d’animo e inclinazione allo sfruttamento dell’altro da sé. A smascherare tale, inquietante natura sarebbe l’odore degli uomini annusato da Jean-Baptiste Grenouille, il protagonista del romanzo dotato di un olfatto incredibilmente sviluppato. Che palesi il lato oscuro della nostra specie (parere di Süskind) oppure le sue virtù; che evochi un ricordo, imprima nella memoria collettiva più di un volto o rianimi il suono di una parola, il profumo ha sempre agito come un linguaggio parallelo, intimo e universale allo stesso tempo. L'influenza del profumo nei secoli è stata profonda. Una dinamica che è venuta manifestandosi attraverso i secoli e le civiltà e di cui dà conto Cristina Penco nel suo eccellente Il profumo. Una storia di seduzione e identità, fra icone e tendenze (Diarkos, 384 pagine, 19 euro). Penco approccia l’argomento declinando la fragranza come strumento di potere e seduzione oltreché di sostanza dalle profonde implicazioni simboliche e religiose.

Per gli abitanti della valle del Nilo, nell’Egitto antico, per dire, la maggior parte delle essenze odorose (floreali, muschiate, legnose e fruttate) erano considerate gocce del sudore di Ra, il dio del Sole: un elemento divino, dunque, capace non solo di deliziare l’olfatto, ma anche di portare guarigione e avvicinare terra e cielo. Cleopatra, non a caso l’ultima faraona di quel grande paese, il profumo lo intese al modo di una dichiarazione di potere e controllo della scena: le essenze che avvolgevano il suo corpo e le sue navi riuscirono a soggiogare uomini come Giulio Cesare e Marco Antonio. Nel VII secolo, con l’affermarsi della fede islamica nella Penisola arabica, le fragranze assumono un ruolo centrale nella vita religiosa e sociale di questa civiltà. L’islam non solo non ostacola la produzione e l’uso delle essenze profumate, ma ne incoraggia apertamente la creazione e gli utilizzi nella vita quotidiana. Non meraviglia, dunque, che Maometto facesse ampio uso di muschio, ambra grigia, sandalo e oud (una sostanza resinosa che si ricava da determinate piante) tanto nella vita quotidiana quanto nei rituali religiosi. Il profumo eleva l’uomo a Dio, sentenzia il profeta. Un legame, quello tra il profumo e la dimensione spirituale, che sta al cuore dell’estetica olfattiva islamica. In India, il profumo ha da sempre una funzione sacra. Le divinità sono onorate con fiori, incensi e oli essenziali. Dai testi sacri dei Veda fino alle corti dei Maharaja, ogni parte della pianta dalla resina alle radici, dalle foglie ai petali viene usata per scopi liturgici, medicinali o cosmetici mentre nella Cina antica la fumigazione con incenso e spezie ha funzioni molteplici: purifica gli ambienti, allontana insetti, riscalda letti e stanze, accompagna riti religiosi e cerimonie imperiali.