Mentre l’odorologia forense aiuta sempre più le indagini, arrivano eau perturbanti che rimandano ai grandi gialli e ai loro protagonisti

di Marika Vecchiattini

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La distanza tra profumi e crimine? Minore di quanto si pensi. Nella realtà, come nella fiction, fragranze e delitti si incontrano spesso, dando vita ad esperienze intense, spesso disturbanti, squarciate da insospettabili lampi d’ilarità.

Il noir ha infatti sempre ispirato i profumieri. Il primo cattivo nella storia delle eau è Bandit di Robert Piguet. Alla fine della Seconda guerra mondiale il grande stilista francese – mentore di Givenchy, Balmain e Dior – aveva mandato in passerella le sue modelle mascherate da criminali, equipaggiandole con coltelli a serramanico e pistole giocattolo. Le bandite di Piguet scioccarono il pubblico in sala, ma ispirarono la maître parfumeur Germaine Cellier, che s’intrufolò nei camerini per rubare... la biancheria intima delle modelle. Bandit irride la femminilità leziosa e perbene del suo periodo, contrapponendovi un carattere pungente, verde, cuoiato, ferino, misteriosamente androgino e lievemente perturbante, lontano anni luce da tutto quello che le donne avevano indossato fino a quel momento. Di lui s’innamorarono subito le intellettuali e tutte coloro che ancora oggi perseguono una visione personale, non stereotipata, della femminilità.