Dopo i Fiori del male- dissi a Baudelaire - non vi rimane altro, logicamente, che la bocca di una pistola o i piedi della croce. Baudelaire scelse i piedi della croce. Ma l'autore di À rebours farà la stessa scelta?» Con questa domanda retorica- spararsi o tornare alla fede?- il gentiluomo e dandy Jules Barbey d’Aurevilly, scrittore non di poco conto e intransigente critico incline a uno spietato rigore polemico, chiude il profilo dell'amico Joris-Karl Huysmans (1848-1907), salito alla ribalta della grande letteratura con À rebours (Controcorrente), sontuoso e originale romanzo-breviario del decadentismo. Di Barbey d’Aurevilly, convertitosi al cattolicesimo dopo una vita condotta all'insegna della dissipazione, alcool e divoranti passioni, più che per il celebre manualetto sul dandysmo, andrebbero riletti almeno Le diaboliche e Una storia senza nome, romanzo di devastante ferocia domestica, dove il conflitto psicologico tra una cupa madre e una virginale e mite figlia, s'incrocia con lo stupro subito da quest'ultima da parte di un sinistro frate cappuccino, che scatena una tempesta emotiva nelle due donne. Voglio scendere nella tomba e calpestarlo con i piedi, dirà la madre, dopo il suicidio della figlia e aver scoperto la fossa del diabolico frate defunto da anni.