Quando negli ultimi anni della sua scalognata esistenza cominciano a fioccargli addosso i primi attestati di ammirazione da parte di colleghi giovani e agguerriti, Charles Baudelaire, già con un piede nella fossa, reagisce in modo imprevedibile: con fastidio e diffidenza. L’idea di essere portato in palmo di mano dagli scalmanati che ben presto - in suo nome ma senza il suo avallo - rivoluzioneranno la poesia francese (e non solo) lo mettono in imbarazzo. Non è a loro che la sua opera è indirizzata. E a chi allora? Difficile dirlo.
Verrebbe da pensare che il lettore ideale di Baudelaire debba ancora nascere. Giovanni Macchia ha scritto che più gli anni passano più diventiamo baudelariani. Come se toccasse a noi raggiungerlo e assuefarci a lui, non certo lui a noi.






