U na ricerca di Catherine Choupin, pubblicata il 27 aprile 2024, rivela che Florine Prospére nacque nel 1819 a Port-au-Prince, ad Haiti, e arrivò a Le Havre il 21 luglio 1821. Florine, che usò nomi diversi, è conosciuta soprattutto come Jeanne Duval, amante di Baudelaire per 23 anni, da lui venerata e maltrattata: una relazione ambivalente che forse affonda le radici nel difficile rapporto che il poeta aveva con la madre, e si staglia sull’affresco più ampio di una civiltà alienante, quella della Parigi di metà Ottocento, che egli va dipingendo. Il legame tra Baudelaire e Jeanne fu lungo e tempestoso, segnato da convivenze, separazioni e continue riconciliazioni. Dopo l’ictus che la paralizzò parzialmente sul lato destro nel 1859, Baudelaire assunse verso di lei un ruolo quasi paterno. Chiamandola «strega dai fianchi d’ebano» o «demone senza pietà», il poeta insiste sulla potenza, sul fascino di Jeanne, ma anche sulla propria inermità, la caduta: è lo specchio della sua dannazione ed egli vi proietta l’immagine del proprio demone.
Da lui cantata in poesie indimenticabili dei Fiori del male, come Profumo esotico e I capelli, ce la immaginiamo come sensualissima, ma anche crudele e odiosa. Lui l’adora e la maledice, ama la sua nativa maestà, il nobile corpo, eppure Jeanne è «opera di qualche Obi», uno stregone. Ha gli occhi neri e un profumo d’avana e muschio. Il fotografo Nadar, di cui fu forse l’amante, la vide da giovanissimo recitare al Théâtre de la Porte-Saint-Antoine in un ruolo minore: ne rimase folgorato. Nella poesia Rimorso postumo, Baudelaire si vendica del sortilegio che Jeanne getta su di lui prefigurandone la morte; in Duellum lotta con l’«amazzone disumana» per eternare l’ardore dell’odio che li distrugge; in L’indemoniato la ama per com’è, anche se accende in lui un piacere morboso o irrequieto, e conclude «Non c’è una sola fibra in tutto il mio corpo tremante/ che non gridi: mio caro Belzebù, io ti adoro!».






