Parigi, 7 aprile 1938. Dietro a una bara semplice e poco adorna di fiori, sfila in lutto una folta rappresentanza della Montmartre intellettuale. Ci sono Picasso, Jacob, Derain. L’elogio funebre è letto da un uomo baffuto ed elegante, per due volte ministro di Francia. Ma di chi è il corpo nella bara? Appartiene a una donna venuta dalla periferia, figlia di padre ignoto e di madre alcolista. Una donna che ha conosciuto la fame, il buio del baratto sessuale, la vita nomade del circo e il dolore di ogni mamma con figli difficili. Si chiama Suzanne Valadon, fa la pittrice e ha avuto una vita lunga, accidentata, ben diversa da quella di alcuni degli amici che quel giorno hanno scelto di starle vicino per un ultimo saluto.
Suzanne Valadon, la pittrice (ex modella di nudo) che ebbe il coraggio di dipingere una Venere invecchiata
Per decenni «musa» di grandi artisti come Renoir e Toulouse-Lautrec, cominciò a dipingere e arrivò a invenzioni audaci. Fino a quando osò demolire il mito delle Veneri dormienti, ritraendo un'odalisca appesantita






