I tetti di Parigi mentre fiocca una neve soffice e argentea, sui boulevard e i mille locali pieni di clienti sin dal mattino, sugli eleganti palazzi che si specchiano sulla Senna, con vista sul dominante profilo di Notre-Dame... Quella Parigi che ancora oggi milioni di turisti si ostinano a cercare e a immortalare in infiniti selfie è viva e palpitante nella descrizione affilata come un bisturi di Georges Simenon che pur non avendo tentazioni liriche riesce a restituire alla realtà che osserva una bellezza feroce. Quelle strade, quei tetti, quei palazzi fanno da sfondo alle lotte più crudeli che si possano raccontare, tutti contro tutti, madri contro padri, padri contro figli, anziani contro giovani, famiglie che si dilaniano, e chi sopravvive quasi sempre lo fa in una sorta di apatia infelice. 1959: un altro anno difficile per lo scrittore, il suo secondo matrimonio scricchiola paurosamente, la moglie Denyse mostra segni di squilibrio. Lui continua a sfornare romanzi, quei suoi romanzi “duri”, con trame tesissime e un lento sprofondare negli abissi dell’anima umana senza redenzione, alternati a quelli in cui il commissario Maigret in quegli abissi sa calarsi ma anche riemergerne, per ridare senso ed equilibrio all’esistenza, a cominciare dalla sua, placida e serena, con la signora Maigret.