Blocco navale, il ritorno del “sistema Albania”, con la possibilità, «laddove esistono accordi con Paesi terzi sicuri, di trasferire persone in luoghi diversi per effettuare le procedure d’asilo», ma anche una stretta sui ricongiungimenti familiari. Sono alcune delle norme che potrebbero entrare nel ddl immigrazione che è atteso mercoledì 11 febbraio sul tavolo del Consiglio dei ministri. Il provvedimento in preparazione punta - tra le altre cose - a dare attuazione al Patto europeo Migrazione e Asilo, che entrerà in vigore a giugno, e al suo interno confluiranno una serie di norme stralciate dal disegno di legge sulla sicurezza, approvato la scorsa settimana.
Il blocco navale
Tra le misure, il cosiddetto “blocco navale”, cioè la possibilità di interdire - per non più di 30 giorni, prorogabile fino a un massimo di sei mesi - l’attraversamento del limite delle acque territoriali, «nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale intesa come rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi», ma anche di «pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini». In questi casi i migranti possono essere «condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi». Dovrebbe poi rientrare anche la stretta sui ricongiungimenti familiari, mentre non è chiaro se ci sarà la cosiddetta norma “salva Almasri”, che era contenuta nelle bozze del ddl sicurezza e prevedeva «la consegna allo Stato di appartenenza di persona pericolosa per la sicurezza nazionale o per la compromissione delle relazioni internazionali».













