Roma, 9 feb. (askanews) – In attesa della firma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul decreto sicurezza (attualmente in esame alla Ragioneria e non ancora arrivato al Quirinale), il governo lavora al ddl sull’immigrazione che dovrebbe arrivare mercoledì prossimo in Consiglio dei ministri.

Nella conferenza stampa al termine del Cdm la settimana scorsa, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva spiegato che quello allo studio è un “ampio e complessivo pacchetto di norme che riguardano l’immigrazione, ispirato a dare supporto all’entrata in vigore entro giugno delle nuove norme europee. In questo ambito ci sarà anche la misura che prevede in casi ben precisi l’interdizione delle acque territoriali, che nella semplificazione giornalistica è chiamata ‘blocco navale'” garantendo – secondo l’esecutivo – che sia legittimo “dove ci sono accordi con Paesi terzi sicuri, trasferire le persone in luoghi diversi dal territorio nazionale per far effettuare lì le procedure di richieste di asilo”. In pratica, secondo il governo, questo – tra le altre cose – dovrebbe far finalmente decollare i centri in Albania.

Il nuovo Patto dell’Ue sulla migrazione e l’asilo, adottato dal Consiglio europeo il 14 maggio 2024, prevede procedure più rapide e stringenti per l’esame e la valutazione delle domande di richiesta di asilo. Nell’ambito del nuovo sistema, il 18 dicembre 2025 il Consiglio e i negoziatori del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo sulla normativa Ue che rivede il concetto di paese terzo sicuro e amplia le circostanze in cui una domanda di asilo può essere respinta in quanto inammissibile. Consiglio e Parlamento hanno inoltre concordato il primo elenco Ue di paesi di origine sicuri. Grazie a tale elenco, gli Stati membri saranno in grado di trattare le domande di protezione internazionale più rapidamente. Nell’elenco sono quindi inseriti Bangladesh, Colombia, Egitto, India, Kosovo, Marocco e Tunisia. Inoltre sono designati paesi di origine sicuri a livello dell’Unione anche i paesi candidati all’adesione (quindi anche l’Albania) a meno che nel paese candidato si riscontri una situazione di conflitto armato internazionale o interno; l’UE abbia adottato misure restrittive nei confronti del paese candidato per questioni relative ai diritti e alle libertà fondamentali o la proporzione di decisioni positive adottate dalle autorità degli Stati membri in risposta a domande di protezione internazionale presentate da cittadini provenienti dal paese candidato in questione superi il 20%. Proprio il concetto di Paese terzo sicuro ha, sin qui, bloccato l’operatività dei centri in Albania: infatti, diversi giudici italiani avevano annullato il “trattenimento” di migranti nelle strutture per la loro provenienza da Bangladesh ed Egitto. Adesso con le nuove norme e con il “blocco navale” che – se sarà approvato il ddl – sarà introdotto, secondo il governo, non ci dovrebbero essere più ostacoli alla piena operatività.