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12 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 17:30
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a un nuovo disegno di legge in materia di immigrazione. Diciassette articoli per delegare il governo a recepire il Patto Ue sulla migrazione e l’asilo ma anche a introdurre subito norme più stringenti sul trattenimento degli stranieri e sulla gestione delle frontiere marittime, con quello che è già stato ribattezzato “blocco navale”. Il ddl ha immediatamente sollevato dure reazioni da parte delle opposizioni parlamentari e delle organizzazioni non governative, che denunciano una compressione dei diritti fondamentali e delle prerogative democratiche.
Subito al centro dello scontro politico la norma che riguarda i poteri ispettivi dei parlamentari all’interno dei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). Il segretario di +Europa, Riccardo Magi, intervenendo in Aula a Montecitorio, ha espresso “sconcerto” per quella che definisce “una norma volta a limitare i poteri ispettivi dei parlamentari all’interno delle strutture di detenzione per migranti”. Magi ha rivolto un appello al presidente della Camera Lorenzo Fontana affinché la misura venga stralciata, sottolineando che l’accesso dei parlamentari non può limitarsi alla sola possibilità di conversare con le persone detenute che ne fanno richiesta, poiché questo significa “precludere la possibilità di accedere a tutta la struttura nella sua interezza”. Per l’esponente di +Europa, si tratta di una limitazione a una prerogativa parlamentare “che trova il suo fondamento nel dettato costituzionale” e risulta pertanto “inaccettabile”.













