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Ultimo aggiornamento: 18:27

Nelle stesse ore in cui il capo dell’agenzia nucleare iraniana, Mohammad Eslami, fa sapere che Teheran sarebbe disposta a diluire il suo uranio altamente arricchito in cambio della revoca delle sanzioni, in Iran – alle prese col quarantatreesimo giorno di proteste – nelle ultime ventiquattro ore ha tenuto banco una nuova ondata di arresti. Stando a quanto riferisce l’agenzia Mizan, legata alla magistratura, le persone arrestate sono Javad Emam, Mohsen Aminzadeh, Azar Mansouri ed Ebrahim Ashgharzadeh, tutti afferenti al campo riformista.

L’ultimo in ordine di tempo è proprio Javad Emam, attualmente portavoce della coalizione riformista (da cui proviene anche il presidente, Masoud Pezeshkian), nonché ex coordinatore della campagna presidenziale di Mir Hossein Mousavi – oggi agli arresti domiciliari – nel 2009.

Nella giornata di ieri 8 febbraio, invece, era toccato a Mohsen Aminzadeh, politico e diplomatico, già arrestato proprio a margine delle proteste del movimento verde nel 2009, che è tra i padri fondatori del Fronte di partecipazione dell’Iran islamico, partito riformista messo al bando dopo quella discussa tornata elettorale. Aminzadeh era stato protagonista dell'”epoca d’oro” dei riformisti, in qualità di viceministro degli Esteri durante i due mandati di Mohammad Khatami (1997-2005), storico promotore del “dialogo tra civiltà”, in opposizione allo “scontro di civiltà” teorizzato dall’altra parte dell’oceano da Samuel Huntington.