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14 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 19:25

Nel timore di nuove proteste di piazza dopo quelle di gennaio, la Repubblica islamica torna a usare il pugno duro contro il dissenso. Nelle ultime 72 ore, la polizia iraniana ha arrestato con l’accusa di spionaggio 54 sostenitori di Reza Pahlavi, il figlio dell’ultimo scià che dall’esilio in Usa continua offrirsi come guida per la transizione nel Paese. Secondo l’agenzia di stampa statale Fars, “stavano presumibilmente pianificando rivolte nel Paese”. “Erano i leader e i principali istigatori delle rivolte di gennaio, responsabili degli attacchi contro le proprietà pubbliche e di creare il caos nel Paese”, ha dichiarato la polizia.

Altri 11 individui appartenenti a quella che viene definita la “fazione monarchica” sarebbero stati “neutralizzati” durante le operazioni, espressione che nei comunicati del regime spesso indica l’uccisione di oppositori. Altre due persone sono state fermate con l’accusa di spionaggio per aver tentato di inviare al Mossad, il servizio di intelligence estera di Tel Aviv, la posizione geografica di luoghi strategici, destinati a diventare bersaglio di Israele e Stati Uniti. Secondo le autorità avrebbero anche scattato foto di aree vietate colpite durante la guerra in corso girandole ai media anti-iraniani.