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Ultimo aggiornamento: 19:49

Dopo le botte, i fumogeni e la repressione nelle piazze, il regime degli ayatollah in Iran cerca di eliminare le informazioni date dai dissidenti tramite il web. Da stamane l’ente di controllo online Netblocks ha segnalato una interruzione di Internet a Teheran, e in molte città: Esfahan, Lodegan, Abdanan e in alcune zone di Shiraz e Kermanshah.

A conferma, la Cbs ha ascoltato una sua fonte nella Capitale che ha confermato non solo la folla in strada che contestava il regime, e l’assenza di servizi digitali. In particolare, l’interruzione dei servizi sarebbe scattata nel momento in cui i manifestanti rispondevano all’appello del principe ereditario in esilio Reza Pahlavi, figlio dell’ex scià sostenuto dagli Stati Uniti, che ha invitato i dissidenti a far sentire la propria voce e cacciare il regime sciita.

Nel frattempo, le esecuzioni aumentano. L’agenzia Hrana ha fornito otto nomi: Ramin Navazi, Shahram Aghcheli, Nemat Gholami, Sharif Hadavi, Majid Madadi, Abdollah Dashti e Ali-Bakhsh Khanmohammadi. Questi detenuti sono stati giustiziati. Ufficialmente, molti di loro erano in carcere per reati legati al commercio di droghe.