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Ultimo aggiornamento: 15:22
All’estero si cerca la mediazione, ma in casa prevale la repressione. Sono questi i due volti dell’Iran: a Ginevra, domani, la delegazione incontrerà gli inviati americani per discutere il programma nucleare. Nel contempo a Teheran, in seguito alle proteste contro il regime degli ayatollah, sono state condannate a morte 14 persone che avevano preso parte ai cortei nei giorni scorsi.
Per mandare a morte i dissidenti, secondo le notizie fornite da Iran International, è bastato un procedimento giudiziario sul web, convocato dal giudice Abolghasem Salavati, capo della Sezione 15 della Corte rivoluzionaria iraniana. Del resto, il capo della magistratura iraniana, Gholamhossein Mohseni-Ejei, ha invitato l’autorità giudiziaria ad agire “con la massima risolutezza e senza alcuna clemenza e indulgenza nei processi e nella punizione dei principali elementi delle rivolte e degli atti terroristici”.
Secondo i dati forniti da Human Rights Activist New Agency (Hrana), in 50 giorni di proteste il numero delle vittime è salito a 7.015: di queste, 6.508 sono state registrate come “manifestanti”; 226 di loro avevano meno di 18 anni. Tra coloro che hanno perso la vita, anche 214 militari ed esponenti delle forze dell’ordine; 25.845 i feriti tra i civili, gli arresti sono 53.552, inclusi 144 studenti.






