La decisione del Consiglio dei ministri di mantenere la stessa data del referendum sulla Giustizia, pur modificando il quesito come richiesto dalla Cassazione, divide gli esperti costituzionalisti.
Michele Ainis, professore emerito di Istituzioni di diritto pubblico all'università di Roma Tre, parla di "prepotenza, sia dal punto di vista giuridico che politico", mentre secondo il presidente emerito della Consulta, Antonio Baldassare, "il governo ha agito bene". Stefano Ceccanti, docente di diritto pubblico comparato all'università 'La Sapienza' di Roma ed ex parlamentare, suggerisce inoltre modifiche alla legge.
Ainis analizza la questione su due fronti. "Da un punto di vista giuridico, abbiamo un decreto emanato a metà gennaio e poi adesso un altro decreto, con il quale scatterebbero di nuovo i termini dei cinquanta giorni. Quindi credo che ci sia tutta la materia per sollevare alla Consulta la questione sul conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato. Da un punto di vista politico, l'ostinazione a votare il prima possibile quando ci sarebbe l'esigenza di informare quanto più possibile i cittadini, deriva dalla paura che il 'No' rimonti, se non lo ha già fatto", sottolinea l'esperto.








