"Problematiche costituzionali" e "necessità di articolare meglio le norme".

Sono i rispettivi dubbi di due esperti costituzionalisti, Michele Ainis (professore emerito di Istituzioni di diritto pubblico all'università di Roma Tre) e Antonio Baldassare (presidente emerito della Consulta), riguardo ad alcune delle misure annunciate nel pacchetto sicurezza, in particolare il cosiddetto 'scudo' che permette di non indagare chi invoca 'cause di giustificazione', il fermo preventivo di dodici ore per chi è ritenuto pericoloso in occasione di un corteo e l'addebito delle spese - a carico degli organizzatori - nel caso di danneggiamenti durante le manifestazioni.

A mostrare scetticismo sulla costituzionalità dei provvedimenti è Michele Ainis, secondo il quale l'iscrizione nel registro degli indagati fa scattare "delle garanzie negli stessi confronti di chi è indagato, che invece così perderebbe. Ad esempio se non avesse più il diritto ad un avvocato, non avrebbe la possibilità di esporre le ragioni a propria difesa", dice l'esperto, per il quale la misura "finirebbe per essere una norma muscolare, come in una sorta di far west: concepita per garantire maggiore sicurezza, in realtà genererebbe maggiore insicurezza". Dubbi per Ainis anche sul 'fermo preventivo': "Tutto dipenderebbe dalla personalità del soggetto e non dall'atto in sé ma: un discorso è fermare qualcuno perché ha una pistola fumante e c'è un corpo a terra e un conto è fermarlo perché ha un casco da motociclista e si avvicina ad un corteo.