“Costituzionalizzare” il decreto. Rendere cioè compatibile con i principi della Carta la stretta sulla sicurezza che il governo Meloni si appresta a varare oggi in Cdm. Senza stravolgerne i capisaldi, ma di fatto smussandone gli angoli e rivedendo i punti che rischiavano di infrangersi contro il muro del Colle. Sceglie la linea soft, l’esecutivo: sul pacchetto sicurezza non ci saranno forzature. «L’importante – assicurano al Messaggero fonti di Palazzo Chigi – è preservare la leale collaborazione e la fiducia reciproca».
Tradotto: il decreto sicurezza conterrà ancora le misure considerate non rinviabili dal governo, specie dopo gli scontri di Torino e a una manciata di ore dal via alle Olimpiadi. Il fermo preventivo di 12 ore per i manifestanti pericolosi, la stretta sui coltelli ai minorenni e lo “scudo” alle indagini per chi agisce in condizioni di necessità. Ma in qualche caso in una versione riveduta e corretta rispetto alle intenzioni originarie. È questo l’esito del lungo colloquio di ieri al Quirinale tra Sergio Mattarella e il sottosegretario Alfredo Mantovano, l’ex magistrato pontiere che tiene per conto di Palazzo Chigi il filo diretto col Colle.
Al palazzo che fu dei papi Mantovano sale intorno a mezzogiorno, ventiquattr’ore dopo che il governo aveva recapitato al capo dello Stato un’ottantina di pagine contenenti le bozze dei due provvedimenti, un decreto legge e un ddl, che questo pomeriggio dovrebbero vedere la luce verde in Cdm. Il confronto è ampio, su entrambi i testi. E per Mattarella ha un unico faro: non un giudizio politico o di merito, ma l’aderenza delle norme al dettato costituzionale. Un’interlocuzione che più tardi fonti di governo definiranno «ottima, come sempre». A sottolineare che lo strappo, che pure qualcuno aveva ipotizzato, nelle intenzioni di Chigi non ci sarà. E forse non è mai stato neanche sul tavolo.













