Una ragazzina allegra, solare e con un sogno: diventare psicologa “per aiutare gli altri”. Non importa chi sia a parlare: a Nizza Monferrato, una città di diecimila abitanti dove tutti conoscono tutti, le parole che si spendono per parlare di Zoe sono queste e poche altre. Una diciassettenne capace di suscitare affetto e simpatia al primo sguardo.
“Un peperino che studiava, lavorava e si dava un gran da fare”, dice uno dei suoi tanti amici.
La morte di Zoe Trinchero ha sconvolto la routine di questa località incastonata fra Alessandria, Asti, Alba e quelle vigne del Piemonte che producono vini rinomati in tutto il mondo.
La rabbia è montata non appena si è sparsa la notizia del ritrovamento del suo corpo senza vita.
Uno stato d’animo che per poco non ha provocato una seconda tragedia e che ha visto protagonista, suo malgrado, un giovane di origini straniere che vive a Nizza fin da quando era bambino. Il giovane ha dei problemi ed è seguito dai centri di igiene mentale: così, quando si è diffusa la notizia della morte di Zoe, i pregiudizi, accompagnati da alcune voci che in realtà, si scoprirà solo più tardi, altro non erano che un depistaggio messo in piedi dal presunto assassino,











