«Sono stata con lei fino a mezz’ora prima che la ammazzassero». Fra le 300 persone che ieri hanno ricordato la diciassettenne Zoe Trinchero in piazza San Secondo, ad Asti, ci sono anche le sue più care amiche. Sono ancora incredule per quello che è successo a Zoe, massacrata di botte da Alex Manna - il ragazzo di 19 anni reo confesso in carcere da sabato sera - e poi spinta nel canale di Nizza Monferrato dove è morta. In mezzo agli slogan scanditi dai manifestanti le amiche di Zoe raccontano ciò che è accaduto la sera precedente, quasi meccanicamente, come hanno fatto decine di volte in queste ore. Parlano di un venerdì sera iniziato con una cena improvvisata nel garage di un amico e di come, nel giro di poche ore, quei momenti allegri si siano trasformati in una tragedia. Alzano un cartello con scritto «Io sono Zoe», poi tacciono e osservano una folla attonita e arrabbiata. Hanno gli occhi sgranati mentre cercano di capire questi due giorni che hanno cambiato il loro mondo. Loro sono Zoe, e hanno paura. «Io ho delle nipoti della loro età», racconta uno dei manifestanti.

La piazza

In piazza c’erano esponenti di destra e di sinistra, cittadini comuni, insegnanti, famiglie. C’era anche la maestra di Alex Manna che non riesce a trattenere le lacrime mentre prende la parola nello spazio creato al centro della piazza dagli striscioni con scritte come «Siamo fiori che rompono l’asfalto», «Ci vogliamo vive» e «Asti contro la violenza sulle donne». Si mescolano senso di colpa, paura e rabbia. Anche un’attivista di Non Una di Meno riesce a trattenere l’emozione: la voce si spezza mentre legge la lettera di una figlia alla madre, «Se non torno spacca tutto», testo simbolo del femminicidio di Giulia Cecchettin. Dal palco arriva un messaggio che resta sospeso nell’aria: «C’è qualcosa che non stiamo insegnando alle nuove generazioni». Sullo sfondo, le amiche di Zoe osservano in silenzio. «Abbiamo fatto delle macchinate per accompagnarle qui, siamo venuti insieme, io sono di Montegrosso», racconta Alberto, l’uomo di mezza età che regge con loro il cartello.