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Ultimo aggiornamento: 18:34

I sogni distrutti a 17 anni, uccisi insieme a lei. Zoe Trinchero voleva diventare psicologa “per aiutare gli altri”. Nel frattempo lavorava al bar della stazione, ma poche ore dopo la fine del suo turno è stata uccisa. Un altro femminicidio, l’ennesimo: Alex Manna, reo confesso, ha detto di averla finita a pugni, prima di gettarla esanime nel rio Nizza, in provincia di Asti. A Nizza Monferrato, una città di diecimila abitanti dove tutti conoscono tutti, la ricordano come una ragazzina allegra, solare e col sogno di diventare psicologa. Una diciassettenne capace di suscitare affetto e simpatia al primo sguardo. “Un peperino che studiava, lavorava e si dava un gran da fare”, dice uno dei suoi tanti amici.

La morte di Zoe Trinchero ha sconvolto la routine di questa località incastonata fra Alessandria, Asti, Alba e quelle vigne del Piemonte che producono vini rinomati in tutto il mondo. La rabbia è montata non appena si è sparsa la notizia del ritrovamento del suo corpo senza vita. Uno stato d’animo che per poco non ha provocato una seconda tragedia e che ha visto protagonista, suo malgrado, un giovane di origini straniere che vive a Nizza fin da quando era bambino. Il giovane ha dei problemi ed è seguito dai centri di igiene mentale. Quando si è diffusa la notizia della morte di Zoe, le paure e i pregiudizi della gente hanno preso il sopravvento: la sua casa è stata stretta d’assedio da diversi cittadini, al punto che sono dovuti intervenire i carabinieri per prenderlo in consegna e metterlo al sicuro. Si è poi chiarito che lui, con Zoe, non c’entrava niente.