Ginevra, nome di fantasia, voleva fare l’influencer. Aveva soltanto quattordici anni e a dir suo aveva le idee chiarissime. Studiava a stento, si lamentava di continuo, non amava impegnarsi e faticare, e il suo desiderio più grande era quello di fare l’influencer.
Amava trascorrere il suo tempo libero sui social, faceva tanti video per il suo canale TikTok e si incontrava stabilmente con le amiche per perfezionare l’abbigliamento e le movenze. L’impegno profuso ricordava quello di un lavoro: la ricerca della perfezione era diventata la sua cura amatoriale per le sue fragilità, trasformatasi poi in trappola.
Non usciva di casa con una ciocca di capelli fuori posto, con l’eye-liner leggermente sbavato, con il gloss che non fosse lucidissimo e appena steso sulle labbra, con le sue nuovissime e costose sneakers e con i leggings che le fasciavano il corpo.
Era ossessionata dalla dieta e dalla bilancia, contava le calorie e mangiava soltanto cibi altamente proteici.
Il carboidrato era per lei una minaccia e i capelli in disordine una punizione e anche un’ossessione.






