Luca ha paura. Ha paura della morte e anche della vita. Vive chiuso nella morsa della sua depressione e annaspa tra rituali scaramantici e pillole. Luca, nome di fantasia, ha soltanto ventisei anni e vive rintanato dentro casa. Si è laureato in ingegneria gestionale con il massimo dei voti e dopo così tanta fatica e altrettanti successi è sprofondato in un buco nero chiamato depressione. I sintomi c’erano tutti, ma probabilmente erano stati sottostimati: ansia, ansia sociale, paura di perdere il controllo, insonnia, disturbi dell’alimentazione, problematiche relazionali ed affettive, ritiro dall’ambiente circostante.

Il ruolo del nonno e la sua perdita

Luca sei mesi addietro perde il nonno a causa di un infarto, figura di profondo riferimento affettivo per la sua famiglia e il suo equilibrio psichico. Luca è nato senza padre perché nel momento in cui è venuto al mondo, il padre è sparito per sempre dalla vita della madre e sua trasferendosi addirittura in un altro continente.

La figura del nonno, il padre della madre, è stato per lui il suo tutto: il suo nord affettivo, una guida per la vita, un compagno di giochi, la spalla su cui piangere, la merenda sotto gli alberi, la scelta del liceo, la condivisione del primo bacio e della prima fidanzata, la laurea, e tanto ma tanto altro. Dopo la perdita del nonno e la conseguente depressione della madre, dentro di lui si è spenta la luce: Luca è rimasto al buio.