Avvisate l’Anpi che la guerra è finita. E dite a questi reduci carichi di odio che il dovere del rispetto ce l’hanno anche loro. Perché è davvero insolente la nota della segreteria dell’associazione dei partigiani riferita al prossimo 10 febbraio.

Tanto per distinguersi, l’Anpi mette benzina sul fuoco per macchiare il Giorno del Ricordo, che una legge dello Stato celebra in maniera solenne, come si deve a troppi italiani assassinati proprio perché italiani. La nota dell’Anpi è disgustosa, perché si vede lontano un miglio il bisogno di polemica a tutti i costi.

Scrivono i guerrieri di 80 anni dopo: «Che il Giorno del Ricordo diventi davvero e finalmente un momento di memoria di tutte le vittime civili, italiane e slave, e di denuncia delle gravissime responsabilità del regime fascista, le cui colpe sono state sminuite o semplicemente rimosse». Verrebbe da chiedere ma come vi permettete di oltraggiare in questo modo la memoria dei nostri connazionali massacrati dalle truppe di Tito...

Ma la faziosità non conosce ostacoli e la ricerca di visibilità porta ad eccessi folli. Vogliono celebrare le vittime slave e lo dicono affondando le unghie nella carne viva di chi quella storia l’ha vissuta attraverso il sacrificio dei propri cari. E hanno la faccia tosta di chiedere «sobrietà, rigore e completezza, senza alcuna faziosità».