Chi avesse nostalgia della più accanita rivalità politico-sportiva del Ventesimo secolo, quella tra Stati Uniti e Unione Sovietica, a Milano-Cortina potrà consolarsi con un’altra bella guerra fredda, quella che dal giorno dell’insediamento di Trump si consuma quotidianamente tra gli Stati Uniti (sempre loro!) e il Canada: due Paesi enormi, che condividono il confine più lungo del pianeta (8.891 chilometri), separati da una frontiera a cui non corrisponde alcuna barriera fisica (tant’è che più di metà del percorso è stata tracciata col righello) e che si detestano cordialmente. Ogni giorno di più.
Tutto per colpa della megalomania di Donald, che ha gentilmente offerto di annettere i vicini di casa offrendo loro in cambio la medaglia di 51esimo Stato dell’Unione. Da quel momento, i rapporti di quella che era sempre stata una solida amicizia – screziata solo da un po’ di sana rivalità nei palasport e su chi possa vantare la migliore assistenza sanitaria – sono andati a rotoli.
Il clou a Milano-Cortina sarà certamente l’Hockey su ghiaccio, dove la finale più attesa – e probabile – metterà di fronte foglie d’acero e stars and stripes. Ma le occasioni per confrontarsi saranno un’infinità: dal freestyle, dove Canada e Usa sono risono rispettivamente la prima e la seconda nazione più vincente della storia dei Giochi invernali, al salto con gli sci, dove non hanno mai vinto quasi niente (un bronzo ciascuno); dai pattini veloci, dove entrambi sono soliti andare come dei treni sia sulla pista lunga che nello short track, a quelli artistici, anche questa una disciplina dove hanno sempre racimolato bei risultati. E via elencando.










