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5 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 18:08
Il decreto “Rave” contro i raduni illegali e gli imbrattatori di monumenti. Il decreto “Cutro” contro gli scafisti. Quello “Caivano” contro le baby gang. I nuovi reati inseriti nel ddl Sicurezza nel 2025, primo fra tutti la partecipazione a manifestazioni di protesta contro grandi opere (leggi ponte sullo Stretto, ndr). E il pacchetto Sicurezza di questi giorni che, dopo gli episodi di Rogoredo e gli scontri di Torino, prevede lo scudo penale per i poliziotti e il fermo preventivo. In Italia sembra essere tornati indietro di 50 anni. Anzi 52 ne sono passati dal 1974, “uno spartiacque tra due epoche: da quel momento comincia una difficile convivenza tra provvedimenti espansivi e provvedimenti limitativi delle libertà. Poi questi ultimi presero il sopravvento”. Le parole sono di Stefano Rodotà che, nel suo libro sui “Diritti e libertà nella storia d’Italia”, aveva spiegato come in quel 1974 “fortemente simbolico” il decreto-legge numero 99 (che prevedeva l’allungamento della carcerazione preventiva) e la legge “Bartolomei” (contro i sequestri di persona) hanno aperto la lunga fase della “legislazione dell’emergenza” a cui seguì “un inquietante pendolo tra provvedimenti pericolosamente restrittivi e parziali restaurazioni della legalità”.








