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Ultimo aggiornamento: 7:12

La maggioranza che guida dal 2022 il Paese ha sempre fatto della sicurezza una priorità nella sua narrazione. Sinora gli strumenti adottati e i risultati raggiunti sono stati assolutamente inadeguati. Dall’inizio dell’era Meloni si sono susseguiti leggi e provvedimenti normativi che non hanno, da una parte, per nulla migliorato la sicurezza delle persone, ma anzi hanno reso più complicata l’azione della magistratura e delle forze di polizia; dall’altra parte, ristretto gli spazi di libertà con una crescente criminalizzazione del dissenso.

Di fronte alla incapacità del governo e della sua maggioranza di offrire risposte concrete ad una insicurezza sempre più dilagante in tutto il Paese, è cominciata la propaganda politica fuorviante e pericolosa, del tipo: le forze dell’ordine arrestano e la magistratura scarcera. In tal modo lanciando il messaggio alla gente che il governo ci prova ma sono ostacolati da comunisti e toghe rosse.

Ma veniamo all’ultimo decreto legge, approvato qualche giorno fa, in materia di sicurezza. A parte la “bufala” sullo scudo penale per le forze di polizia che non è stato previsto perché sarebbe al di fuori della Costituzione, si è prevista una procedura diversificata, in taluni casi, di iscrizione in un registro degli indagati separato. Una questione procedurale, di inutile impatto, che non affronta una questione vera. Non certo quella della impunità per chi dovesse abusare del potere, in uno stato democratico impensabile, ma quella di non doversi sottoporre ad un linciaggio politico e mediatico e ad un danno alla reputazione quando, per un atto dovuto, si devono svolgere indagini preliminari nei confronti di chi svolge determinate funzioni molto a rischio.