Una misura che non era un privilegio, ma una possibilità per donne ormai “espulse” dal sistema lavoro. La storia della nostra lettrice e la risposta di Francesca Parviero, esperta di lavoro femminile e empowerment: “Così le aziende comprano il silenzio”

di Sarah Barberis

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Opzione Donna era una misura che consentiva alle lavoratrici di accedere alla pensione anticipata accettando un assegno più basso, calcolato interamente con il sistema contributivo. Non era un privilegio, ma una possibilità di uscita per chi aveva alle spalle carriere discontinue, maternità, lavoro di cura e anni di logoramento professionale e psicologico. Per molte donne ha rappresentato l’unico modo per sottrarsi a un mercato del lavoro che, superata una certa età, tende a espellere. Dal 2026 non sarà più disponibile come strada di pensionamento anticipato per le lavoratrici.

La lettrice di questa settimana dal mondo del lavoro è stata duramente colpita. Dopo decenni di attività, è stata estromessa e, nel momento in cui ha cercato una tutela, ha scoperto di non poter contare neppure su Opzione Donna. Una misura che per migliaia di donne aveva significato continuità, dignità e una prospettiva, venuta meno proprio quando il lavoro smette di offrire alternative. Risponde Francesca Parviero, esperta in cultura del lavoro inclusiva ed equa ed empowerment femminile, che sottolinea le lacune e le cecità di un sistema che spesso considera le donne che lavorano un peso, un’inefficienza, un fastidio di cui sbarazzarsi dopo una certa età.