PORDENONE - A più di trent’anni dall’assedio di Sarajevo, uno dei capitoli più oscuri della guerra in Bosnia torna al centro dell’attenzione giudiziaria. La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati un uomo di 80 anni, residente a San Vito al Tagliamento, in provincia di Pordenone, accusato di omicidio volontario continuato e aggravato per aver ucciso civili inermi — donne, anziani e bambini — durante il conflitto tra il 1992 e il 1995.
È il primo indagato nell’inchiesta sui cosiddetti “cecchini del weekend”, stranieri che avrebbero pagato per partecipare a veri e propri “safari umani” nella capitale bosniaca assediata dalle forze serbo-bosniache. L’uomo, ex autotrasportatore, ha ricevuto un invito a comparire per un interrogatorio fissato il 9 febbraio. Contestualmente è stato perquisito dai carabinieri del Ros, che nella sua abitazione (che si trova nel Sanvitese, a pochi chilometri dal confine con il Veneto) hanno trovato sette armi regolarmente detenute: due pistole, una carabina e quattro fucili. Secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe agito in concorso con altre persone al momento ignote, sparando con fucili di precisione dalle colline attorno a Sarajevo, con l’aggravante dei “motivi abietti”.















