Il futuro della pellicceria in Europa è in bilico. La Commissione Europea è chiamata a rispondere all’Iniziativa dei Cittadini Europei “Fur Free Europe” ed entro marzo 2026 dovrà decidere se proporre di vietare l’allevamento di animali per la produzione di pellicce – come richiesto da oltre 1,5 milioni di firmatari – o introdurre “standard minimi di benessere animale”.
“Non esiste modo di garantire condizioni di benessere adeguate a specie selvatiche rinchiuse in gabbia, e continuare a sfruttarle solo per fini commerciali è eticamente ingiustificabile”, dichiara l’eurodeputata Cristina Guarda (I Verdi/Alleanza Libera Europea). “È ora che l’UE vi ponga fine, tutelando così gli animali, la salute pubblica e la coerenza del mercato interno europeo. Urge sempre di più una riforma completa della legislazione sul benessere animale, come promesso dalla Commissione, che tenga conto anche di questi aspetti”.
Nel 2015, nell’UE si producevano ancora 45 milioni di pelli, ma il settore era in crisi da tempo: dagli anni ’80 la sensibilità per il benessere animale è cresciuta, le maison di moda hanno progressivamente smesso di usare pelliccia animale e i primi paesi europei hanno imposto divieti all’allevamento di animali per questo scopo.






