Il cuore della questione sta nell’inclusione della pelle bovina tra i prodotti soggetti agli obblighi del nuovo regolamento. Secondo Tajani, si tratta di un errore di valutazione: la pelle, infatti, è un sottoprodotto dell’industria alimentare e non una causa diretta della deforestazione. Imporre agli operatori del settore conciario la tracciabilità completa della vita dell’animale – dalla nascita fino alla macellazione – rappresenta un vincolo che molte aziende, soprattutto quelle che si riforniscono da Paesi extraeuropei, non sono in grado di rispettare.