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8 MAGGIO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:02
L’attività di lobbying a Bruxelles ha dato i suoi frutti. La Commissione Ue ha proposto di escludere il cuoio dai prodotti che dovranno sottostare ai limiti imposti dal Regolamento sulla deforestazione (Eudr). In altre parole, aziende e imprese europee potranno rifornirsi di pelli provenienti da animali i cui allevamenti sono la causa di deforestazione o disboscamento. Un cortocircuito evidente: se importo o esporto carne devo stare attento che non sia legata a terreni disboscati dopo il dicembre del 2020; allo stesso tempo, però, posso farlo per la pelle. E pazienza se contribuisce alla perdita di habitat naturali.
Qualche giorno fa ilFattoQuotidiano.it ha dato notizia dell’attività di lobbying in Unione europea del gruppo conciario Ivo Nuti. Lo stesso che secondo l’inchiesta dell’ong Global Witness – un’organizzazione internazionale che si occupa dell’impatto ambientale delle imprese – ha acquistato 2.710 tonnellate di pelli di animali, nel solo 2025, da aziende paraguaiane legate a terreni deforestati per un valore di 3,4 milioni di euro. Il gruppo è controllato da LVMH dal 2023. E Fabrizio Nuti, che è anche presidente dell’Associazione nazionale conciatori italiani, è volato al Parlamento europeo per difendere gli interessi della propria azienda e del settore. Con lui c’era Dario Nardella, europarlamentare del Pd ed ex sindaco di Firenze. Lo stesso che ha esultato appena è stata resa pubblica la decisione dell’Ue.








