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20 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:05

Gli Stati Uniti fanno pressioni su Bruxelles per annacquare le regole della legge anti-deforestazione che richiede agli importatori di sette materie prime (caffè, cacao, olio di palma, bovini, soia, legname e gomma) e alcuni prodotti derivati, di dimostrare che le loro catene di approvvigionamento non sono legate alla deforestazione. Europarlamento e Consiglio Ue avevano adottato, a dicembre 2025, la revisione che già semplifica gli obblighi relativi al dovere di diligenza e che era stata chiesta a gran voce dall’industria, rinviando di un anno l’applicazione del regolamento Eudr (European Union Deforestation Regulation). Si tratta, tra l’altro, del secondo rinvio: il testo, approvato a maggio 2023, era entrato in vigore a giugno 2023, mentre inizialmente la sua applicazione era prevista dal 30 dicembre 2024 per le grandi aziende e sei mesi dopo per le piccole e medie imprese. Ora le norme dovrebbero essere effettive dal 30 dicembre 2025 per le prime e dal 30 giugno 2026 per le seconde.

Ma agli Stati Uniti la revisione, così come annunciata, non basta. Perché prevede obblighi che sarebbero troppo onerosi sulle esportazioni di alcuni prodotti made in Usa, tra cui la soia. Un prodotto strategico, anche perché utilizzato in Unione Europea (e anche in Italia) per i mangimi degli animali. Ma c’è una scadenza vicina: la Commissione Ue è tenuta a fare una nuova analisi, presentando una relazione – entro il 30 aprile – degli oneri e dell’impatto della revisione, con eventuali ulteriori proposte. Da qui la fretta di funzionari del Dipartimento dell’Agricoltura e dell’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti che, come raccontato da Euractiv, si sono dati un bel da fare, visitando nelle ultime settimane Madrid, Roma, Berlino, Parigi e Bruxelles. Obiettivi: apportare ulteriori modifiche che, però, rischiano di vanificare un iter legislativo durato anni.