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28 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 8:04

L’azienda italiana produttrice di pelletteria, gruppo Nuti Ivo, ha acquistato pelli di animali da aziende paraguaiane legate a terreni deforestati. L’importazione dal Paese del Sud America, nel solo 2025, è stata di circa 2.710 tonnellate di cuoio, per un valore di 3,4 milioni di euro. È l’accusa che l’ong Global Witness – un’organizzazione internazionale che si occupa dell’impatto ambientale delle imprese – ha mosso alla conceria guidata da Francesco Nuti, controllata dal 2023 dalla società di lusso francese LVMH. Nuti, peraltro, è presidente dell’Associazione nazionale conciatori italiani. L’inchiesta dell’ong è stata pubblicata in esclusiva dall’edizione europea di Politico.

Oltre a ciò, secondo il quotidiano con sede a Bruxelles, Nuti è stato protagonista di una campagna di lobbying presso le sedi dell’Unione europea per far sì che le norme in via di definizione della UE Deforestation Law – in stallo dopo alcuni significativi rinvii – non includano il pellame importato. Il ragionamento suona più o meno così: le vacche – o i bufali – andrebbero comunque uccisi, tanto vale sottrarre loro la pelle e non buttarla via. Nuti avrebbe partecipato a un incontro al Parlamento europeo, organizzato da Dario Nardella, con lobbisti, politici e rappresentanti dei governi, per sostenere le proprie ragioni: “Se non riusciamo a procurarci la materia prima di cui abbiamo bisogno, siamo fuori mercato, semplicemente, da un giorno all’altro”.