Per migliorare le condizioni di vita degli animali di pelliccia si può fare davvero poco nell'attuale sistema produttivo, basato sulla detenzione in gabbie di dimensioni troppo contenute. Un po' come avviene per gli animali cosiddetti «da reddito», destinati alla macellazione, che a loro volta subiscono le conseguenze della costrizione in spazi non adeguati. A sostenerlo è l'Efsa, l'Agenzia europea per la sicurezza alimentare, che ha pubblicato oggi un parere scientifico sull'allevamento di cinque tra le principali specie di animali utilizzate per la produzione di pellicce: il visone americano, la volpe rossa, la volpe artica, il procione e il cincillà. Il rapporto dell'Efsa arriva a seguito di una richiesta di parere scientifico indipendente arrivata dalla Commissione Europea, che ne terrà conto per legiferare in materia. La richiesta fa seguito anche all'Iniziativa dei cittadini europei (Ice) ribattezzata «Fur Free Europe» che aveva chiesto il divieto totale di allevamento di animali di pelliccia e il divieto di vendita di prodotti di pellicceria all'interno del territorio europeo. L'Ice sugli animali da pelliccia, che è una sorta di legge di iniziativa popolare, è stata tra l'altro quella di maggiore successo nella storia della Ue e aveva raccolto più di un milione e 700 mila firme in 21 Paesi (il minimo richiesto è di un milione e in molti casi non viene raggiunto).