L'allevamento di animali da pelliccia nell'Unione Europea non è redditizio da diversi anni, poiché i prezzi delle pelli sono scesi al di sotto dei costi di produzione. Con il crollo del valore delle pelli, pari al 92% del valore delle vendite nell'ultimo decennio, il settore non è più finanziariamente sostenibile. Generando una perdita di 9,2 milioni di euro in “valore aggiunto lordo”, il settore riduce, anziché contribuire, l'economia dell'UE.

È quel che emerge dal rapporto indipendente A full-cost account of the EU fur industry, appena pubblicato da Griffin Carpenter con il supporto di Eurogroup for Animals, Fur Free Alliance, Four Paws e Humane World for Animals e presentato lo scorso 15 ottobre all’Europarlamento.

Lo studio afferma inoltre che la produzione di pellicce comporta un costo ambientale significativo, stimato in 226 milioni di euro all'anno, dovuto a danni derivanti da inquinamento, sfruttamento eccessivo delle risorse, disagi locali e problemi derivanti dalla fuga di specie non autoctone. Le elevate emissioni del settore sono state collegate a malattie respiratorie croniche e morti premature in tutta Europa.

Secondo il rapporto, questa produzione non solo non è più economicamente sostenibile, ma produce un danno netto alla collettività stimato in 446 milioni di euro l’anno.