Ritorno al passato. Tutto in una gelida notte friulana in cui la Roma ha incassato l'ottava sconfitta in campionato che va a sommarsi alle due in Europa League e a quella in Coppa Italia per un totale di undici in trentadue partite, in pratica una ogni tre gare.

Troppe. Ritorno al passato, dicevamo. Partendo dalla prima volta in stagione fuori dalle prime quattro posizioni, quelle che garantiscono la qualificazione ai tanti soldi della Champions. Ora la Roma è tornata in una posizione, quinta, che la costringe a trasformarsi da lepre in inseguitrice, ruolo sempre occupato nelle stagioni passate. E pure questo è un ritorno al passato che certo non ha fatto piacere a nessuno dalle parti di Trigoria. Così come quello di continuare a essere una squadra che quando va sotto nel punteggio, non è in grado di recuperare la partita.

C'era stata una parziale inversione nelle due precedenti gare, Milan e Panathinaikos in Europa, ma in Friuli la cosa non è riuscita contro l'Udinese brava nel crederci e premiata da una sfortunata deviazione di Malen che ha deciso la sfida.

A Udine la Roma tutto è stata meno che gasperiniana. Soprattutto nel corso di un primo tempo in cui l'Udinese ha giocato come avrebbe dovuto fare la Roma, ovvero pressione alta, ricerca ossessiva del pallone, verticalità appena se ne presentasse la situazione. Un primo tempo, e non solo, in cui si è sentita, fin troppo, l'assenza di due giocatori come Dybala e Koné. Cioè il talento e la forza. Due elementi che sono mancati ai discepoli di Gasp che per tutti i novanta minuti hanno creato poco, dando sempre una sensazione negativa per un gioco che non è mai decollato, frenato dalle qualità degli avversari, ma anche dall'incapacità di accendere la luce da parte di qualche giocatore della Roma.