Il rientro nella notte tra Pasqua e Pasquetta da San Siro, la ripresa degli allenamenti il giorno subito dopo la disfatta contro l'Inter e un umore - nella prima sgambata a Trigoria in vista del Pisa - che non è certo dei migliori.
Il momento, d'altronde, è quello che è: il 2026 ha messo in evidenza i limiti di una rosa che nella prima parte della stagione erano stati coperti da risultati e un nucleo squadra che - senza infortuni - aveva portato la Roma a sostare stabilmente tra le prime 4 della Serie A.
Poi i problemi muscolari - quasi tutti in attacco, più la tegola di Milano, con Mancini fermo 2-3 settimane per una lesione all'adduttore destro -hanno iniziato a rallentare la velocità di crociera giallorossa, fino ad arrivare al ko per 5-2 contro l'Inter che apre a diversi scenari.
Al di là di quelli sportivi, dove la Champions è ancora matematicamente possibile, ci sono quelli societari, perché Gasperini è stato chiaro nel post partita di San Siro: "Questa è una squadra con una base evidente, non va rivoluzionata ma migliorata". Un messaggio preciso per la proprietà che in estate dovrà fare i conti con il Fair Play Finanziario e rispettare i paletti del Settlement Agreement per evitare di incappare in sanzioni dall'Uefa (come l'esclusione dalle coppe). Andrà trovata una sintesi tra le necessità del club e quelle dell'allenatore, perché oggi anche il futuro di Gasperini è un'incognita. Se lui prima di Inter-Roma dice "mi auguro di restare", Massara risponde con "rimarrà certamente".











