Un bagliore di grande calcio, molto gasperiniano. Quei trentacinque minuti abbondanti di San Siro. Belli, completi, unici. Non come il secondo tempo ammirato contro l’Inter, di più. Tanto di più. La Roma ha mostrato la sua versione migliore, lì davvero si è vista l’Atalanta di Gasp, con la differenza che quella era una macchina perfwtta, questa è una macchina che si ferma in un tunnel.
Il tecnico ha visto se stesso in quella squadra: dinamica, aggressiva, ambiziosa, consapevole. Ecco, soprattutto consapevole. E la consapevolezza è il motore di tutto, di questa stagione in cui la Roma è alla ricerca spasmodica di un obiettivo realistico: la Champions. Ma la squadra ammirata nel primo tempo dell’altra sera ha fatto pensare ad altro: magari non sarà scudetto, ma per una questione di uomini e di rosa, però la Roma ha dimostrato di poter affrontare chiunque a testa alta, anche dominando.
Il problema è sempre lo stesso: l’efficacia. Gasp ha parlato di precisione, di cattiveria sotto porta, di poca predisposizione nel gioco aereo, che nei passati anni è stato il punto di forza, specie della Roma di Mourinho. La Roma si perde dentro l’area di rigore avversaria, non ha stoccatori. Quelli che ha, vedi Dybala, che sulla carta è l’uomo di maggiore qualità, non è disponibile al cento per cento. E ora Paulo dovrà fermarsi ancora, fino a quando lo sapremo oggi, dopo gli esami strumentali.








