Roma, 3 feb. (askanews) – La campagna per le imminenti elezioni generali in Giappone ha messo in luce una profonda spaccatura politica su difesa e rapporti con la Cina: mentre la coalizione di governo guidata dalla premier Sanae Takaichi spinge per una linea dura e le principali forze di opposizione invocano il rispetto della Costituzione pacifista e l’evitare ogni confronto con Pechino.
Takaichi, prima donna alla guida del Paese, si è distinta per le posizioni esplicitamente dure su Pechino, citando preoccupazioni su diritti umani, presunte pressioni economiche e diplomazia coercitiva verso i vicini. Dopo aver evocato in novembre un possibile coinvolgimento giapponese in risposta a un’eventuale azione cinese contro Taiwan, Pechino ha reagito imponendo restrizioni sulle esportazioni di terre rare verso Tokyo e lanciando avvisi di viaggio.
La pressione cinese è arrivata mentre Washington spostava l’attenzione sulla difesa del territorio statunitense e degli interessi nell’emisfero occidentale. Il presidente americano Donald Trump mira a un rapporto “stabile” e “rispettoso” con Pechino ed è atteso in aprile per colloqui con il presidente Xi Jinping.
Il Partito liberaldemocratico della premier, secondo i sondaggi, dovrebbe riconquistare la maggioranza alla Camera bassa nel voto di domenica prossima. Lunedì Takaichi ha ribadito che le Forze di autodifesa dovrebbero essere riconosciute in modo più esplicito nella Costituzione, che oggi vieta formalmente al Paese di mantenere forze armate. Ha inoltre lasciato intendere una possibile visita a Washington attorno al 20 marzo per coordinare la linea con gli Stati uniti sulla Cina.






