Le crisi internazionali e i vari fronti di guerra continuano a occupare uno spazio centrale nel dibattito pubblico, ma la percezione che ne hanno i cittadini europei si sta progressivamente spostando dalla paura militare a quella economica. In tutti i Paesi del campione intervistato per il Sole 24 Ore del Lunedì (Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Danimarca), la quota di cittadini che associa la guerra a conseguenze economiche negative supera nettamente quella di chi teme un coinvolgimento militare diretto. Le crisi internazionali vengono collegate soprattutto all’aumento delle tasse, alla riduzione della spesa pubblica, al rallentamento dell’economia e alla perdita di stabilità finanziaria. È una paura meno spettacolare, ma più concreta, che si innesta in un contesto già segnato da inflazione, caro energia e incertezza diffusa.

I timori di Francia, Germania e Regno Unito

In Francia questa sensibilità assume una connotazione sociale particolarmente marcata. Le tensioni geopolitiche sono percepite come un elemento che riduce i margini di intervento dello Stato, mettendo sotto pressione il modello di welfare e aumentando il rischio di nuove fratture sociali. L’attenzione si concentra meno sugli scenari militari e più sulla capacità delle istituzioni di continuare a sostenere famiglie e imprese.