Da 'oro digitale' a nuova potenziale fonte di rischio.
L'immagine del Bitcoin e delle altre valute virtuali sponsorizzate dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, assunte a simbolo della finanza sfrenata e del guadagno facile, si sta rapidamente sgretolando di fronte al sempre più sentito desiderio di sicurezza e solidità degli investitori.
Dopo la corsa registrata la scorsa estate oltre i 120.000 dollari, la criptovaluta per eccellenza ha progressivamente perso terreno fino a precipitare nel fine settimana sotto gli 80.000 dollari. Un destino simile a quello di Ether, che nella sola seduta di sabato ha perso oltre il 10%, e Solana, in calo di oltre l'11%. Intorno alle monete virtuali sembra essersi diffuso un clima di delusione e anche un certo snobismo, soprattutto da parte degli investitori istituzionali. Bitcoin &co non sono infatti riuscite a rispondere agli sviluppi del mercato legati alle spesso imprevedibili mosse di Trump.
Ne è esempio evidente il rapporto con il dollaro: la moneta americana si è indebolita per gran parte di gennaio, perché gli investitori sono diventati sempre più diffidenti nei confronti dei rischi politici posti dall'amministrazione Usa, ma l'andamento al ribasso della valuta americana, che in passato avrebbe automaticamente sostenuto il valore delle cripto, non ha invece assolutamente inciso sul sentiment dei mercati nei confronti degli asset virtuali. La contrapposizione con il dollaro si è fatta però sentire quando il biglietto verde si è improvvisamente apprezzato dopo la nomina di Warsh alla Federal Reserve, spingendo il valore delle coin digitali sempre più in basso.









