PORDENONE - Il Bronx di Pordenone come sfondo. Le rime della musica trap in salsa franco-marocchina come base. Diversi “set”, tutti ambientati tra il centro e i quartieri della città. Centinaia di “cuori”, che su Tik Tok, la piattaforma per eccellenza dell’universo “Generazione Z”, equivalgono ai “mi piace”. E qualche parola che molto probabilmente stona e che più facilmente può far pensare a qualcosa che non c’entra direttamente con la violenza giovanile che dilaga in città, ma che porta a contatto con una sottocultura non del tutto scollegata rispetto ai fenomeni che conosciamo. I video sono quelli di “Aka.Boss.36”, nome artistico del soggetto che nei filmati è in primo piano attorniato dalla sua “claque”.
Il contesto è quello della cosiddetta seconda generazione. Ragazzi cresciuti in Italia ma dalle chiare origini nordafricane. Basta aprire uno dei video più recenti e la prima strofa fa subito riferimento a un personaggio della storia d’Italia non proprio “specchiato”: Totò Riina, il capo dei capi di Cosa Nostra. «Totò Riina, è la Mocro che comanda», canta il trapper al centro direzionale Galvani, a due passi dalla sede staccata del liceo Leopardi Majorana.
Ma cos’è la Mocro? Se possibile, qui le cose peggiorano ancora. La “Mocro Mafia” è la “mala” marocchina, organizzazione criminale che opera in diversi paesi d’Europa, con il suo fulcro tra Belgio e Paesi Bassi ma con ramificazioni anche nella Penisola iberica.







