Brucia il furgone della polizia a 30 metri da Askatasuna. E gli agenti che erano all’interno si catapultano fuori. Brucia e il blocco nero dei manifestanti scaglia sassi contro i poliziotti. Pietre grandi così e fuochi artificiali, sparati con tubi che ne amplificano la gittata e la forza. E poi ancora bombe carta e altri fuochi. ► Guarda le immagini del blindato della polizia in fiamme Due ore di guerriglia urbana In due ore di follia, a pochi passi dall’ex centro sociale sgomberato l’antivigilia di Natale, si consuma quel che non si vedeva da anni in una manifestazione di piazza: assedio e guerriglia. Tra 700 black bloc - come chiamarono dopo il G8 di Genova i gruppi di ragazzi vestiti di nero che cercavano lo scontro - e gli uomini in divisa che difendono 150 metri di strada. Guerriglia. Senza che la polizia arrivi mai a scontrarsi, ma respinge chi assalta con lacrimogeni e idranti. ► Le immagini della guerriglia a Torino L’arrivo del Blocco Nero Ed eccolo qui il blocco nero: spunta dal nulla in mezzo al corteo dei 20 mila. Avanza inquadrato e si prende la testa del serpentone, anzi la prende un gruppone in monopattino. Martellate contro le vetrine della banca Crédit Agricole, poi l’avanzata verso «l’esercito» che difende. Volti e nomi dei 700 si vedranno e si sapranno tra qualche ora o tra qualche giorno, se mai scatteranno gli arresti. Ma, in linea di massima, chi sono già lo si sa. Sono stranieri dice qualcuno. Ma non è la regola. Ci son quelli dei centri sociali più agguerriti del Paese, e ci sono ragazzi arrivati dall’estero. Non è una supposizione. Ne hanno fermati una decina prima di sabato pomeriggio. Avevano giubbotti e pantaloni impermeabili negli zaini. Avevano mascherine, collirio e passamontagna. E strati di vestiti. Quelli che hanno bloccato durante i controlli per strada erano francesi. Ma ci sono anche ragazzi di altri Paesi. E ci sono moltissimi italiani. Acab, armi improvvisate e tattiche Il blocco nero, cioè l’esercito che non esiste, che si forma quando c’è la «necessità» e si disfa senza strette di mano, senza «arrivederci». Tanto le regole d’ingaggio sono sempre le stesse: «Distruggi il sistema» e assalta gli uomini in divisa. Poliziotti, carabinieri, finanzieri: l’acronimo «Acab» li comprende tutti. Le armi, anche quelle, non sono una novità. Le pietre ci sono ogni volta. I fuochi artificiali «sparati» ad altezza d’uomo un’invenzione che ha il marchio dell’insurrezionalismo anarchico. Hanno chiavi inglesi grosse per picchiare «il nemico» in divisa. Gli scudi per difendersi dall’acqua degli idranti e dai lacrimogeni un must. ► Il video del poliziotto accerchiato e pestato dai manifestanti Scudi medievali e simboli anarchici Ma qui, in corso Regina Margherita, stavolta c’è di più. Gli scudi sono quelli dei guerrieri medievali: lastre di metallo spesse qualche millimetro e manici rivettati per portarli con le braccia. E un marchio sulla parte esterna che già racconta tutto: la stella rossa con la saetta gialla. Anarchia. Insurrezionalismo declinato con i nomi di associazioni e gruppi che nascono e muoiono nel giro di pochi mesi, o che appaiono una volta e poi vanno sott’acqua per qualche anno. Ecco, tutto questo è guerriglia organizzata. Chi comanda il Blocco Nero E adesso sono tutti lì a chiedersi chi sono i «generali» di questo Blocco Nero. Chi e come hanno fatto a portare in piazza gli scudi? Chi ha deciso la strategia di attacco? Al primo piano della questura più d’uno ha idee ben chiare. Ma il problema è dimostrarlo, con dettagli da cui non si scappa. L’anima s’è compresa, le provenienze pure, gli indirizzi, ovvero i nomi delle case occupate e dei centri sociali sono noti da tempo. Mancano i dettagli anagrafici. Non di tutti, ovvio. Dopo la battaglia Quando, dopo due ore di battaglia, il blocco nero se ne va, nelle traverse di corso Regina Margherita restano decine di vestiti abbandonati. Si passeggia su passamontagna, guanti, pantaloni e giubbini impermeabili. Tutti neri, della stessa marca. Chi faceva la guerra adesso si mescola alla movida. Si ferma per una birra. Si siede a riposare sotto gli alberi di corso Regio Parco. Qualcuno se ne va con il giubbino nero ancora addosso. Ma la guerra per ora è terminata. Poi un giorno qualche canale Telegram chiamerà a raccolta un’altra volta il blocco nero. L’esercito che non c’è. Che sogna la guerra e a modo suo la fa
Mazze, fuochi e scudi d’acciaio. Chi c’è dietro i 700 del blocco nero che ha devastato Torino
Pestaggi, martelli e sassi contro la polizia nel cuore di Torino. Chi si nasconde dietro l’esercito invisibile che ha messo a ferro e fuoco la città?












